La professione degli agenti di commercio è abbastanza recente, legata com’è agli esiti in ambito commerciale della seconda rivoluzione industriale.

Proprio allora, tra la seconda metà dell’Ottocento e primi decenni del Novecento, la neonata professione di agenti di commercio è svolta per lo più da signori inglesi e tedeschi, disposti a viaggiare anche Oltreoceano per trovare mercato per i prodotti di Inghilterra e Germania, le uniche nazioni a detenere un’industria matura per le esportazioni su larga scala.

Tuttavia, gli agenti di commercio otto-novecenteschi non plasmano dal nulla una professione fino a quel momento inesistente.

I loro successi, soprattutto quelli degli agenti tedeschi, pronti a un contatto diretto con il paese che visitano di cui imparano spesso anche la lingua, sono l’eredità di una lunga e variegata tradizione, che ha visto gli agenti impegnati in ben altri scenari.

Tra il Cinque e il Seicento, infatti, gli agenti sono personaggi di primo piano della vita politica ed economica.
È il momento in cui le corti regie si qualificano come i luoghi fondamentali per accrescere l’onore dei casati nobiliari, conquistando cariche, e utili, guadagnando pensioni e prebende.

Pertanto è importante per i signori di provincia risiedere a corte e tentare di accrescere le proprie fortune; ma la presenza a corte – Madrid, piuttosto che Parigi, Roma, Vienna… – allontana dalle regioni di provenienza dove la famiglia è radicata, e dalle terre e dai feudi da cui provengono i mezzi economici necessari a una vita fastosa.

Sono quindi gli agenti a farsi carico della necessità delle famiglie nobili di essere rappresentate a corte e di perorare le cause più diverse.

Ecco che la figura dell’agente coincide da un lato con quella del segretario, nel suo significato etimologico di custode dei segreti del signore; dall’altro, però, è anche il depositario del suo capitale più prezioso, la reputazione, l’idea che gli altri hanno di lui.

L’agente si profila, pertanto, come una figura complicata: attento a capire il clima della corte, in modo da poterne approfittare a tutto vantaggio del suo signore; discreto, per non svelarne a eventuali concorrenti le ambizioni; paziente, nelle attese in anticamera dei diversi dignitari; posato, nel valutare i cambiamenti delle posizioni dei diversi favoriti.

Al tempo stesso, però, egli è immerso nella vita di corte: sobriamente ma accuratamente vestito, per non far sfigurare il suo casato, spesso si diletta di poesia, di musica, di letteratura.

Compone versi, poesie, non disdegna il ballo né la compagnia delle dame di corte, sapendo spesso che il loro appoggio può giovare per raggiungere gli obiettivi del suo signore.

L’agente mostra un viso giocoso e allegro, ed è con il sorriso cortese che riesce a dissimulare, nascondere, i momenti problematici e a tutelare il suo signore nella competizione cortigiana per raggiungere, come si diceva allora, «onore e utile».

Prof.ssa Nicoletta Bazzano
Professore associato di Storia moderna e Presidente del corso di laurea triennale di Scienze della Comunicazione, Università degli Studi di Teramo, 2013.

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