Una cerimonia di proclamazione delle lauree della facoltà di Scienze della comunicazione in cui emozione e commozione sono comunque trapelate , mediante lo schermo di un computer. Ieri il Preside Prof. Christian Corsi ha ha proclamato in modalità telematica 35 dottori in Scienze della comunicazione e 4 dottori in Discipline delle arti, della musica e dello spettacolo (DAMS).

E ovviamente nel suo messaggio Corsi non ha tralasciato ampi riferimenti all'emergenza Covid. «L'emergenza sanitaria in atto ha repentinamente sconvolto la nostra quotidianità, fatta di lezioni, di esami, di studi e di lavoro, di affetti, caratterizzati dal "contatto" umano con i nostri familiari , con i colleghi e gli amici, con i nostri affetti più cari», ha osservato in collegamento dalla presidenza, «il mio primo pensiero emozionato va innanzitutto a tutti voi e alle vostre famiglie, a coloro che hanno perso la vita e alle persone che in questo momento stanno lottando da casa o in ospedale. Sono cosciente del fatto che questo momento non è affatto semplice.

Stiamo facendo delle rinunce, stiamo cambiando le nostre abitudini di vita, stiamo compiendo dei sacrifici e, in questo modo, tutti noi insieme stiamo dando la prova di essere una grande comunità, unita e responsabile: la comunità della facoltà di Scienze della comunicazione. Ciò che conta davvero sono le nostre azioni, affinché ognuno di noi possa continuare a coltivare il terreno della propria cultura perché, se lasciato incolto o esposto a intemperie senza alcun provvedimento, tutto diventa arido». Corsi ha anche ricordato che la facoltà, sin dal primo giorno di entrata in vigore delle misure restrittive ha adottato i migliori modelli e strumenti digitali di didattica a distanza.

E fra i laureandi ieri c’erano anche coloro che l’emergenza Covid la stanno vivendo da più tempo e più intensamente. Uno di questi è Luca Gran, uno dei 19 della coorte “Atsc” che raggruppa gli agenti di commercio e che hanno conseguito la laurea in Comunicazione per l’azienda e il commercio. Gran è di Busto Arsizio in provincia di Varese e lavora in centro a Milano. Da tempo vive il peso della più grande emergenza sanitaria mai ricordata. «Stamattina (ieri per chi legge, ndr) c'erano tre ambulanze ferme davanti a un edificio e gente che veniva portata via, una cosa mai vista. Ora me ne è passata un'altra davanti. Qui viviamo una condizione psicologicamen te nonsemplice. Ci si guarda impauriti l'uno con l'altro. A me non è accaduto, ma ho amici che mi hanno raccontato di persone che stavano bene e da un momento all'altro se ne sono andate via. Avere un parente morto e non poterlo vedere fargli una cerimonia funebre è una cosa che segna molto profondamente».

Gran cita le parole di Corsi: «Come ha detto il preside questi tre anni di studio sono serviti e serviranno a tutti noi anche per superare questo momento di difficoltà, per mantenere la voglia di cresceree e di migliorare».

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